ARTIGIANATO, UN 2025 IN RIPRESA NEL FINALE MA RESTANO LE SFIDE
L'analisi firmata dall'Associazione di via Cefalonia conferma le difficoltà delle aziende su energia e manodopera
BRESCIA Una seconda parte dell'anno di lieve crescita, ma che non manca di destare preoccupazioni. Il settore artigiano bresciano archivia un 2025 a due facce: se da una parte non si evidenzia un peggioramento drastico, con il periodo luglio-settembre nel quale non sono emersi segnali evidenti di un impatto significativo dei dazi internazionali sul fatturato delle imprese (soprattutto grazie alla diversificazione di fornitori e mercati), dall'altro permangono le difficoltà, in particolare per la subfornitura meccanica, settore storicamente trainante per l'economia bresciana.
Il quadro emerge dall'indagine congiunturale relativa alla seconda metà dell'anno scorso realizzata dall'Associazione artigiani di Brescia e provincia (presieduta da Elena Calvetti) e dal Centro studi Lino Poisa, guidato da Enrico Mattinzoli. Secondo l'analisi dell'organizzazione di via Cefalonia, nel secondo semestre l'andamento del fatturato delle imprese mostra sostanziale stabilità: il 59% dei rispondenti ha segnalato una situazione invariata rispetto al precedente, il 24% ha registrato una diminuzione. In particolare, soffre la meccanica, con il 43% delle aziende che ha riscontrato un calo del business. Le previsioni di produzione e fatturato per il primo semestre 2026 confermano un atteggiamento attendista: il 23% prevede una frenata, il 61% una situazione stabile e solo il 16% un aumento.
L'analisi «Colpisce il disallineamento di alcuni settori rispetto alla media: meccanica e acconciatura mostrano aspettative più negative, con una diminuzione prevista rispettivamente dal 46% e dal 43% degli intervistati - segnala Calvetti -. Al contrario, il settore alimentare si distingue per un maggiore ottimismo, con il 36% delle imprese che prevede una crescita, probabilmente grazie alla domanda interna più resiliente e alla capacità delle aziende di adattarsi rapidamente alle preferenze dei consumatori». Non si ferma l'aumento del costo delle materie prime e dei servizi, in salita per il 68% degli artigiani. «Oltre alle incertezze geopolitiche, le imprese segnalano il continuo aumento del costo dell'energia, che rimane tra i più elevati in Europa - rimarca Mattinzoli -. Questo rappresenta un fattore critico per la competitività delle imprese artigiane, soprattutto per quelle energivore».
La manodopera occupata è stabile per il 72% degli intervistati, ma permane la forte difficoltà a reperire personale specializzato, segnalata dal 36% delle imprese. Le criticità sono accentuate nei settori idraulica e autotrasporto: qui, rispettivamente, il 59% e il 56% delle ditte dichiara difficoltà di reperimento. «Questo problema, già evidente dal secondo semestre 2023, continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla crescita e alla capacità produttiva, evidenziando una mancata corrispondenza tra domanda e offerta di competenze», sottolinea l'associazione. Stabili per il 77% i tempi di pagamento, considerati da anni un punto di forza del sistema Brescia: il rispetto dei tempi contribuisce a mantenere un buon equilibrio finanziario nelle imprese, soprattutto in un contesto di costi crescenti e margini sotto pressione.
La difficoltà di accesso al credito si mantiene stabile per il 79% delle imprese, mentre sale per l'11% del campione. «Sebbene il dato rimanga contenuto, il raddoppio rispetto al periodo precedente merita attenzione - evidenzia Mattinzoli -. Nonostante ciò, la situazione testimonia la solidità finanziaria della maggioranza delle ditte artigiane bresciane, che riescono a sostenere la propria operatività senza ricorrere oltre misura al credito». Le previsioni di investimento mostrano un atteggiamento prudente: solo il 9% prevede nuovi sforzi, il 54% li mantiene stabili. «Questo dato riflette un clima di incertezza che frena la propensione all'innovazione, nonostante la consapevolezza diffusa che sia fondamentale per restare competitivi», chiude la presidente Elena Calvetti. L'indice di fiducia è stabile per il 65% delle imprese.



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